Ovviamente ci sono, e leggo. Leggo un po’ di tutto e mi soffermo volentieri sulle discussioni, a volte anche accese, su questo o quel libro (da quelli che scrivo e curo io, a quelli degli autori che amo). E soprattutto mi soffermo a cercare di capire coloro che pretendono, in modo matematico-razionale (deliri di onnipotenza compresi…), di aver ragione su di un qualcosa che, in definitiva, è soggetto alla più basilare delle leggi artistiche: non esiste bello o non bello, giusto o sbagliato, ma piace e non piace. E tutto questo è soggettivo per ognuno di noi. C
ome in arte, anche in letteratura a mio avviso. Sì, piace o non piace. Tralasciando il discorso stilistico, il discorso che faccio io nasce da una base ben solida: e cioè che i libri di cui si parla siano tutti grammaticalmente e sintatticamente corretti. Quindi: d eufoniche, sintassi, inversione aggettivo nome, ecc. si presuppone non esistano in un libro edito… questo discorso parte dunque da due libri in partenza perfettamente alla pari.
Anzi, di più: da uno stesso libro nelle mani di due lettori diversi. Lo stesso volume.
Non torno sui miei gusti, che bene o male si conoscono, Marion Zimmer Bradley, George R. R. Martin, Neil Gaiman, ecc. Quello che mi fa senso è leggere (fino a un certo punto, eh, poi crollo…) lunghissime, noiosissime, e pesantissime discussioni che riguardano detrattori di un libro che si impuntano contro estimatori dello stesso: ovviamente senza che alla fine nessuno abbia cambiato la sua opinione di partenza, e come potrebbe? Ognuno parte da presupposti soggettivi che spesso e volentieri si pretende di camuffare come oggettivi, fissati nella roccia, scalfiti nel diamante. Ecco: non c’è nulla di peggio per uccidere un libro (o per renderlo uno sterile deserto di parole…). Un libro, lo stesso libro, è come uno spartito musicale: ogni lettore lo interpreta a suo modo.
Una prova? Ecco qui due interpretazioni di Memory (canzone famosissima). Le cantanti (metafora: i lettori) avevano lo stesso spartito (metafora: il libro), ma sono arrivate a due conclusioni COMPLETAMENTE diverse. Nella lettura è lo stesso, e tutto questo si rispecchia in recensioni, commenti, analisi letterarie, ecc. Eppure....
Ecco, io la vedo così: lo stesso libro racconta una storia diversa a chi la legge. Più si è aperti a un libro, e meno si è chiusi da preconcetti di sorta, più questo arriverà a chi lo legge in modo sempre unico e soggettivo…
Cosa resta da fare?
Be', leggete e fatevi una vostra opinione su tutto.
L.
Mentre il mondo continua a ruotare su se stesso, e passano i giorni e le stagioni (a proposito: buona estate!), mentre i progetti aspettano il disgelo così che qualcosa possa finalmente fiorire, qui si pensa, progetta e si legge.
Ho finito ieri Banana Yoshimoto, con Kitchen. Una piacevole sopresa. Nulla di catartico o sconvolgente: ma puro sentimento, goccia dopo goccia d'inchiostro. Anche qui, il tema potrebbe essere il disgelo. Interessante; una letteratura presa di peso dalla tradizione del shojo manga e adattata alla tradizione letteraria Giapponese. Un espereimento curioso, affascinante, ma secondo me non per tutti (eppure il suo successo dovrebbe suggerire ben altro!).
Ora sono immerso in Dune, di Frank Herbert: complesso, profondo, ricco quanto potrebbe esserlo un saggo antopologico dedicato a un altro mondo. In più, la storia è molto bella emi ricorda Darkover. Fascinoso.
Finito Dune, invece, credo proprio mi lascerò rapire da Uomini che odiano le Donne. Ne sento parlare troppo bene, voglio leggerlo.
Alla prossima!
L.
Non lo so, ci sto pensando. Ad aprile di quest’anno, lo devo ammettere, Twil è tornata fra i miei pensieri. Ho scritto un prologo, breve, brevissimo come può esserlo una lettera. In effetti questo prologo è una lettera. Da allora sta lì. Ogni tanto la rileggo.

Non so se mettermi davvero a scrivere questa storia, l’editore non credo farebbe problemi, anzi! Sento solo che è “più” dell’altra volta, perché butta all’aria tutto quello che di buono i personaggi avevano trovato alla fine del Fuoco della Fenice. Posso fargli questo?
Non lo so. Twil è tornata, ed è cambiata. Molto. Le linee narrative sarebbero 4. Tre sono chiare nelle mie intenzioni, la 4° ancora indefinita. Non lo so, vediamo che succede. Per ispirare una delle linee narrative (quella di Alcor, tanto per spoilerare) oggi ho riascoltato questa canzone. E, eh sì, c’è tutto Alcor.
L.
Il blog non aggiornato è di una tristezza infinita, e per questo torno per questi lidi anche se il tempo è davvero quello che è.
Più che altro mi premeva ringraziare anche qui tutti quelli che si sono presentati alla Fiera del Libro di Torino (lo so, sono in ritardo!) per Il Fuoco della Fenice e Sanctuary: siete stati davvero in tantissimi e avete permesso a quest'ultimo progetto, Sanctuary, di diventare nei 5 giorni della fiera un Top Seller, uno fra i libri più venduti della manifestazione!
Non so che dire, se non grazie. Questa notizia è piovuta dal cielo, per me, in modo davvero inaspettato.

Ok, non proprio come l'immagine qui sopra, ma l'imponenza dell'evento richiama bene l'idea.
Anche qui, per questo, riporto la prima parte dei ringraziamenti presenti in Sanctuary.
Dai Ringraziamenti di Sanctuary:
Le città, come i sogni,
sono costruite di desideri e di paure.
ITALO CALVINO
*
Sanctuary è nata proprio così: in una strana e inedita fusione di sogno, desiderio e paura.
Il sogno di una antologia del fantasy italiano con in sé un messaggio potente e un insieme di autori altrettanto evocativo; il desiderio di fare qualcosa di intrigante, di nuovo e particolare; la paura, più di una, di rivolgersi a un editore e ad autori tanto noti quanto capaci, proponendo un’idea complessa quanto ambiziosa. Una sola domanda: cosa ne sarebbe stato alla fine?
Se siete arrivati fin qui, di certo ognuno di voi si è dato la sua personalissima risposta.
Per me, Sanctuary, è stata una corsa nel sogno, nel desiderio e nella paura. Un inseguimento senza soste per le strade e i vicoli di una megalopoli di carta e d’inchiostro che è diventata, per merito di molti, il luogo d’incontro per eccellenza del fantasy italiano. È stato stupendo vedere quante persone, autori noti e non, si siano cimentati con una loro storia ambientata qui, fra questi palazzi senza fine e baraccopoli in rovina, fra strade illuminate da deboli luci al neon o piazze sfavillanti, fra creature amabili o terribili.
È stato altrettanto emozionante leggere oltre 2.000.000 di battute di autori al loro esordio, che hanno reso per davvero Sanctuary un luogo unico e originale, vivo e vitale come difficilmente può accadere in una antologia. Questo, sul serio, ha ripagato di tutto, di ogni mail e telefonata, oltre ogni mia aspettativa.
Ed è per questo che i grazie sono tanti e tutti sentiti di cuore. [...]
Il grido del mio blog, che chiede vendetta. Non lo aggiorno da troppo ed è bruttisimo da vedersi un blog statico, no? Eh, mi spiace, ma fra treni e coincidenze, e partenze, e cose da stampare, e biglietti da fare, sto sempre di corsa: ma ora ti sto aggiornando, oh blogghino mio, quindi pace. Senza ocntare che c'è anche la pagina di Facebook che mi ruba tempo... eeeh!
Cosa dire: la presentazione a Roma è andata davvero molto benissimo, un sacco di gente (oltre 40 persone!!!) e una vagonata di domande di ogni tipo. Troppa grazia, davvero! Non sto qui a fare un resoconto della cosa, tanto in giro, su blog vari, da quello di Francesco Falconi a quello di Luca Centi trovate tutto, filmatini compromettenti compresi del qui presente. Ovvio che se la presentazione è andata così bene, lo si deve solo ai due autori: precisi, preparati e molto più a loro agio di me sebbene le domande le facessi io, e non il contrario!
Ora. Prossima meta: Torino, Fiera del Libro, mi trovate:
sabato 16 maggio, 14.00 - 15.00, Stand Asengard per Sanctuary.
domenica 17 maggio, 11.00 - 12.00, Stad La Corte, per Il Fuoco della Fenice.
domenica 17 maggio, 14.00 - 15.00, Stand Asengard per Sanctuary.
E' tutto!
L.
CIAO CARO LETTORE,
VOGLIO FARE UN GIOCO CON TE.
PER TROPPO TEMPO SEI PASSATO PER QUESTO BLOG SENZA PALESARE LA TUA PRESENZA. PER TROPPO TEMPO HAI TACIUTO, LEGGENDO. TI NASCONDI DIETRO L'ANONMATO E OSSERVI COSA HO DA DIRE. MA ORA BASTA, HAI UN MINUTO DI TEMPO PER LASCIARE UN SALUTO, O ASPETTATI AMARE CONSEGUENZE.
SCRIVERE O MORIRE
DEVI SCEGLIERE...
Ok, si vede che sono definitivamente impazzito? Direi di sì. Ma non c'era bisogno di fare tutto questo. E no, ho anche poco tempo per mettermici, ma di recente ho fatto una bella scorpacciata di Saw (I, II e III) e mi sento "Enegmisticato".
Per il resto, qui si attende ancora. Diciamo... tutto. Il bello dell'attesa è l'indefinitezza, non arrivano né sì (nei quali si spera) né i no (che si rifuggono). Speriamo bene. Nel frattempo, il mio gruppo di fan su FaceBook (perchè sì, da qualche giorno hanno aperto un gruppo di fan a mio nome, che conta già oltre 70 iscritti!) va a gonfie vele.
E ORA, CARO LETTORE. SCRIVI O NO?
AHAHAHA AHAHAHA AHAHAHAH
AHAHAH AHAHAH
AHAH AHAH
AH.
L.
Sta arrivando...

L.
Passata una buona Pasqua? Se sì, mi fa piacere.
La mia è stata bella tranquilla, ne avevo bisogno. Senza parenti, pranzi soffoncati, o altro. Io, un buon libro (Pan di Dimitri), e qualche breve rilettura di alcune cose di Sanctuary. Nel frattempo, aspettando che i grandi meccanismi che reggono il gioco della vita si mettano in modo anche per me - lavoro? non lavoro? progetti? non progetti? scrivo? non scrivo? - mi è stato chiesto di fare un articolo per una nota rivista di storia dell'arte (il mio primo articolo di ricerca storico-scientifica!), articolo tratto da un capitolo della mia tesi. Ho circa tre mesi di tempo per lavorare a queste 15 paginette. Ho accettato, ovviamente; il tempo non mi manca. Chissà, vedremo.
Nel frattempo, un po' di soul all'italiana.
L.
In questi giorni tristi ho preferito non aggiornare il blog, e soprattutto ho preferito non dire nulla circa tutto quello che è accaduto. Cosa c'è da dire? Cosa si può dire? Per come sono fatto, preferisco evitare di scivolare in un post di quel genere. Francamente, evito anche di leggere i tanti commenti sparsi altrove, come seguire pedissequamente le trasmissioni TV che vanno a sminuzzare il dolore in ogni modo possibile. Non serve tutto questo. L'importante è soltanto una cosa: non dimenticare.
Nel frattempo, altrove, in un luogo irreale.
I racconti sono arrivati...
I contratti firmati...
L'editing fatto...
La copertina conclusa...
Le illustrazioni interne pronte...
L'introduzione arrivata...
Il tomo impaginato...
Sanctuary è fra noi.
Se fosse possibile mi piacerebbe mostrarvi qualcosa in anteprima, ma non è il caso. Ci sarà tempo. Ora come ora, posso solo augurare a tutti di passare una Pasqua la più serena possibile.
L.
Mentre cerco di non pensare al mio essere orribilmente disoccupato (no, non mi ci compatisco!), e mentre provo a sorridere mentre gli amici che si sono laureati con me pubblicano su FaceBook commenti deprimentissimi per la stessa condizione mia, faccio i conti con la mia ispirazione ballerina.
Ora.
...
..
.
Respira Luca, respira.
.
..
...
Ma dove cazzo s'è andata a ficcare la mia Musa?! Ora, sta "grandissima" (e non aggiungo altro), in tutto questo tempo deve essersi ficcata in qualche luogo strano, perchè solo di recente l'ho ripescata per i capelli. Ovvio, ora fa l'offesa e non mi caca (no, di collaborare ancora non c'è verso!), non mi dice dove diavolo è stata! Senza contare che è, povera lei, abbastanza confusa. C'è, non c'è, sparisce, torna a bomba, mah. Bravo chi la capisce. Quello che so è che, finalmente, dopo 6 (e dico 6) mesi che lo dicevo, ho messo la parola fine al mio racconto per Sanctuary (antologia che, avviso tutti gli interessati, ha quasi chiuso l'editing, mancano 2 racconti più il mio, e che ha in serbo ancora delle grosse sorprese. Una davvero bomba. Certo, vorrei dirvele, ma ho qui la Musa che scassa, e allora non posso proprio)... Però ora tiro un sopiro di sollievo, ho messo la parola fine (letteralemente) al racconto. Mi piace, era quello che volevo scrivere. Fra l'altro, gironzolando in rete, su un sito di un illustratore americano mi sono imbattuto in uno dei miei personaggi.
Fate ciao con la manina...

L.