So Scandalous
martedì, 27 novembre 2007

1

Liquida Notte

 

 

Kaynut provò la strana sensazione di muoversi in acque profonde. Acque talmente scure e limacciose che d’un tratto temette di poterci annegare dentro. La stanza, buia, profumata d’incenso delle Isole Nebbiose, sembrava stranamente vuota, eppure lei era senza dubbio là da qualche parte. Era là e non dormiva.

Nessuno dei due parlò.

Ehlara si mosse con grazia voluttuosa, scivolando sopra il letto. Questo scricchiolò sommessamente. Giocava, ironica e provocante come sempre. Doveva averlo visto entrare e sembrava stuzzicarlo, pensò lui. Poi scese dal letto senza proferire parola, non un suono. La stanza profumava di essenze pregiate e di fiori notturni. Era un locale piccolo e disadorno, con una finestra e una porta che davano entrambe su di uno dei Giardini della Voluttà: una piccola alcova per amanti.

Kaynut deglutì un poco, mentre con gli occhi si abituava al buio livido che attorno a lui sostava perenne.

Ehlara, invece, si avvicinò.

Poteva vederla con chiarezza. Ne distingueva i lineamenti delicati del viso: così perfetti da farlo fremere di desiderio. Era bellissima, silenziosa come un felino delle secche che si aggira nel bel mezzo del Deserto Orientale. Lo fissava. Ombra tra le ombre. Entrambi ipnotizzati da quella reciproca presenza, attratti l’uno dall’altra. Dall’esterno della piccola costruzione non giungeva alcun suono, come se il mondo fosse giunto al capolinea e fossero rimasti solo loro due a contemplarsi in silenzio.

Pallidi raggi lunari filtravano all’interno della camera come tanti rigagnoli d’argento fuso: una luce che rendeva tutto irreale e sfocato. Ehlara, ammantata di quei fulgidi bagliori, sembrava una Dea in terra.

«Vieni» sussurrò a Kaynut. La voce di lei era denso miele ambrato. Lo sguardo, luccicante nella notte, ardeva vivido. Lo stesso fuoco le animava i lunghi capelli azzurrini che portava sciolti lungo la schiena. Era bella, pensò lui, era davvero la più bella creatura che avesse mai auto il piacere di sfiorare.

Aveva un corpo sottile e armonioso, come tutte le Driadi. Un viso dai tratti morbidi e delicati, labbra rosse e carnose, fianchi ben torniti e seni prosperosi come frutti maturi, ciglia lunghissime e occhi dalle profondità inesplorabili.

Kaynut non poté fare a meno di scrutarla a lungo, con virile fermezza. Quella non era la prima volta che s’incontravano – e nemmeno la seconda o la terza –, e tuttavia gli era impossibile non soffermarsi dinnanzi a forme così carezzevoli.

«Io…»

«No» lo zittì lei. Gli posò una mano sulle labbra impedendogli di parlare, e ogni sua difesa cadde.

«Ehlara…»

«Ssst…» Lei si sfilò la gonna di fine organza emettendo un risolino, poi abbassò le calze di seta rosa, e infine slacciò i sandali dorati cacciandoli in un angolo. Kaynut non aveva la forza di fare altrettanto, o forse non poteva: guardarla era già come trovarsi immersi nell’estasi più pura e divina.

Ehlara era pressoché nuda. Addosso le restavano solo alcune strette fasce di stoffa scura, nere come la notte, a coprirle la calda e umida intimità: una caverna nella quale lui non bramava altro se non discendere.

Kaynut gliele levò senza fretta, mentre nello sguardo di lei sostava un brillio partecipe: una complicità che lo fece dimenticare di ogni altra cosa. Si strinsero così l’uno all’altra, ridendo appena, sottovoce, coprendosi la bocca a vicenda, labbra contro labbra.

Soli.

Insieme.

Loro.

Kaynut non poté fare altro che stringerla forte a sé, esultante di passione, assaporandone il prelibato sapore del viso e il delicato aroma d’astro nascente. Era tutto e niente. Era cielo e terra, fuoco e acqua, fiore sulla riva di un mare inesplorato, conchiglia alla sommità di un monte aguzzo e neve nel deserto sabbioso; ghiaccio fra la cenere di un palazzo in rovina. Staccarsi fu quasi doloroso, ma Ehlara voleva di più. Il desiderio di lei pulsava assieme a quello di Kaynut a un ritmo sempre più vorticoso.

 

 

 

La giovane iniziò a sfilargli la blusa. Per un attimo la mano di lei scivolò lenta sul ventre piatto di Kaynut.

Il suo desiderio reagiva. Si muoveva. Cresceva. Gli abiti non erano altro che una catena: un impedimento da rimuovere alla svelta. E anche a quelli pensò l’abilità di Ehlara. Attirandolo a sé, la giovane scivolò col viso all’altezza del suo inguine.

Armeggiò per un po’ con la cintura. Gettò lontano la spada. Poi – fissandolo con occhi maliziosi, verdi come non mai –, iniziò a sbottonargli i calzoni di foggia orientale. E quando non ci fu più nient’altro da sciogliere, quando tutto fu calato e gettato in un angolo, Kaynut non oppose più alcuna resistenza.

Le labbra di Ehlara scivolarono lungo le sue cosce come farfalle leggere. Kaynut le sentiva calde e piene, e il desiderio che provava raggiunse l’apice. Si ritrovarono distesi sul letto, tra stoffe colorate e piume svolazzanti.

Il corpo di Kaynut era accaldato, schiacciato contro quello di Ehlara, al tempo stesso morbido e prorompente, sapiente nell’arte dell’amore.

Subito le mani di lei gli procurarono calde sensazioni e bastò poco perché il più primordiale dei desideri travolgesse Kaynut senza permettergli di pensare ad altro. E fu come scivolare in una calda alcova, penetrare con foga un pensiero felice, o immergersi in una fonte d’acqua tiepida, a tratti liquida e a tratti densa e inespugnabile.

Il profumo di Ehlara lo inebriava. Il sapore della pelle di lei, il colore delle gote e il canto ossessivo nato da quei gemiti, unito al controcanto di Kaynut, carico di rauco desiderio, li condusse all’apice del piacere con una sensazione così bruciante che Kaynut temette di poter incendiare il mondo intero.

«Ehlara!» gridò.

Poi tutto cessò. Tutto fu nera e liquida notte, e il rito compiuto.

LucaDuca alle ore 18:17 | | commenti (27) | commenti (27) (popup) |
Cambiare
lunedì, 19 novembre 2007

Insana voglia di rimettere mano a qualcosa che ho scritto tanto tempo fa, fermatemi! No, impossibile, ho deciso, o lo faccio o mi dovrà passare. Un racconto. Il mio primo racconto. Splendida idea. Orribile forma (ora che lo rileggo a distanza di 6 anni dalla pubblicazione, e quasi 7 dalla stesura). Sì, devo riscriverlo… e dargli un nuovo titolo. E una casa nuova, spero.

Ancora, mi sto documentando su un altro progetto. Sono elettrizzato. Ho già recuperato 50 pagine di materiale. Il prossimo semestre all’università seguirò un corso che mi aiuterà a individuare il periodo storico. Già, un fantasy-storico. Idea che mi ha sempre affascnato. Per ora mi avvcino alla "ricerca" poi se vedo che la cosa è fattibile, eh...

Vorrei mettermi a scriverlo già ora, ma prima voglio chiudere tutto ciò che ho aperto di recente. Passerà un po’ di tempo. Per ora, il nuovo lavoro dovrà accontentarsi di una trama nel dettaglio e uno story-line minuzioso. Qualche scheda sui personaggi principali, vedremo… Solitamente seguo un canovaccio abbastanza sfilacciato, con punti sempre ben fermi, certo, ma con zone d’ombra più o meno fitte. Con un fantasy storico però non si scherza. Ci sono elementi che per forza di cose DEVONO tornare. Il lavoro deve essere di un altro tipo, e un po’ più “sicuro”.

Vedremo…

Vi ricordo i miei articoli per FantasyMagazine

Una rece:

Clicca qui – Spia nel Mondo di Sotto, La Guerra degli Alati, Vol. 1

E un articolo:

Clicca qui - Nel Segno del Coraggio

Ultima cosa. Colpo di testa questa mattina. Spero che il colpo di testa dia i suoi frutti… ci sarà tempo per parlarne.

Cia’,

L.

LucaDuca alle ore 18:11 | | commenti (13) | commenti (13) (popup) |
Songsss
mercoledì, 14 novembre 2007

LucaDuca alle ore 12:39 | | commenti (8) | commenti (8) (popup) |

LucaDuca alle ore 09:38 | | commenti (7) | commenti (7) (popup) |
Forgiare Excalibur
lunedì, 12 novembre 2007

Non posso farne a meno… ancora miei articoli su FantasyMagazine. E che articolo… se parlo di Marion Zimmer Bradley è d’obbligo la lettura!

Clicca qui – Forgiare Excalibur

Cia’,

L.

LucaDuca alle ore 19:36 | | commenti (2) | commenti (2) (popup) |

Capitolo 1

 

«Alla luce del tramonto…»

 

 

A

lla luce del tramonto la cittadina di Sabbiescure era solo uno sgangherato profilo di case e lamiere arrugginite. Ombre nere nel rosso senza fine del deserto.

Non c’era molto altro da vedere nella parte meridionale del mondo conosciuto. La terra si riduceva a poco più di un ammasso di baracche fatiscenti che a fatica reggevano gli assalti del tempo.

Polvere.

E rocce.

Uno dei tanti luoghi dimenticati da Dio, dove un vento quieto alzava a ogni ora del giorno e della notte la sabbia in piccoli vortici sottili. Granelli fastidiosi che s’intrufolavano dappertutto e pungevano il viso, graffiavano il corpo, lasciando i segni del loro passaggio. Ma in quel momento alla donna non importava.

Era solo un puntino bianco nell’immensità rossa. Uno svolazzare di veli candidi che pochi avrebbero notato fra tutto quel rosso.

Nulla più che una forma indistinta. Eppure, sembrava che attorno a lei il vento soffiasse con foga maggiore e che il sole indugiasse più a lungo.

Il suo nome era Ehlara.

Un nome antico. Un nome un tempo, forse, nobile, ma ora sventurato.

Con affanno, la donna arrancava per il deserto quasi fuggisse da qualcosa. Si voltava indietro. Scrutava le baracche di scura lamiera. Si segnava la fronte quasi a scacciare una maledizione che solo lei poteva percepire. Nessuno. C’erano solo la sabbia, il vento e il sole a seguirla. Il sole, una macchia indistinta amaranto e oro fissa alla base del cielo, che tingeva ogni cosa di un mesto scarlatto. Nessuno a inseguirla. Nessuno a supplicarla di tornare indietro. Nessuno a minacciarla di farlo con la forza.

Forse non sarebbe servito a nulla. Forse avrebbe fatto meglio a chinare il capo e ad accettare in silenzio il suo ruolo nel mondo. Forse…

Qualcosa si mosse vicino al suo petto, interrompendo il corso di quei pensieri. Cauta, mosse un lembo di stoffa chiara che l’avvolgeva stretta, guardò il fagotto, e tornò a spostarsi per il deserto.

Un duna. Cinque. Dieci. Il Deserto Meridionale era sempre lo stesso: soffice sabbia cremisi, vento caldo, ombre blu e viola che preannunciavano la notte imminente. Una notte fredda e senza luna.

«In questo momento» disse con un po’ d’affanno al vento, «può darsi che non ti sembri la cosa giusta da fare, ma devi credermi: lo è. Un giorno capirai, ne sono certa. Dove stiamo andando troverò un intero mondo da regalarti, un mondo migliore tutto per te.»

Sorrise al vento.

Ma non parlava al vento. Parlava alla piccola creatura che aveva con sé, avvolta nell’abito chiaro, protetta dalla sabbia, dal sole, dal cielo che sembrava incombere su di loro pronto a inghiottirle.

La piccola ciangottò qualche parola. Solo qualche frase storpiata da una voce non ancora pronta a proferire concetti articolati. Poi appoggiò la testolina ricciuta contro la spalla di Ehlara.

Forse non aveva udito. Forse avevano ancora, entrambe, una speranza.

La donna mentì a se stessa, e continuò la sua fuga premendo una mano contro il volto della piccola. Voleva essere una carezza, ma allora perché tremava? Non volle darsi risposte.

Arrancò per il deserto. Oltrepassò altre dune. Sabbiescure era ormai soltanto un ricordo. Un mondo la attendeva. Migliore o peggiore di quello che lasciava lo avrebbe scoperto soltanto col tempo.

Però di una cosa era certa, assolutamente certa: il passato l’avrebbe inseguita ovunque si fosse nascosta…

 

                

LucaDuca alle ore 19:19 | | commenti (17) | commenti (17) (popup) |
Die Unendliche Geschichte
sabato, 10 novembre 2007

Here I am, once again!

Uh… vedo che i miei articoli su FantasyMagazine vanno a ruba e li commentate con piacere. Gaudio Magno! Ve ne posto un altro…

Si capisce che sono sarcastico? Mah...  Stavolta però vi parlo di un maestro, Michael Ende, qui non si gioca e non si scherza… Vi parlo di Die Unendliche Geschichte… Ok, oggi va così. Per chi fosse all’asciutto di tedesco, vi parlo di La Storia Infinita...

Clicca qui – Una Storia davvero Infinita

Cia’,

 L.

LucaDuca alle ore 08:43 | | commenti (13) | commenti (13) (popup) |
Il Pozzo delle Lacrime
giovedì, 08 novembre 2007

Un mio nuovo articolo per FantasyMagazine. Il Pozzo delle Lacrime di Cecilia Dart-Thornton. Mi incuriosisce questa autrice, non tanto questa saga ma la prima trilogia, quella della Ragazza della Torre. La trama è interessantissima, mah… Troppe cose. Troppi libri. Vedremo…

Buona lettura!

Clicca qui – Il Pozzo delle Lacrime

Cia’,

L.

LucaDuca alle ore 13:06 | | commenti | commenti (popup) |
Senza Parole
mercoledì, 07 novembre 2007

Torno per questi lidi, naufraghi del web che di tanto in tanto vi arenate qui. Ok, sì, vero: riemergo da un periodo di scrittura frenetica, periodo che non si è ancora esaurito. Devo scrivere. Non so da cosa dipenda, ma mi va bene così. Non solo storie mie, ma anche articoli, recensioni, editare testi di amici…

 

Si può scrivere un romanzo in 20 giorni? Non lo so… io però l’ho fatto. 162 cartelle, più un Bestiarium che porta il pargolo a 174 pagine. Sono contento di ciò che ho scritto, strano: non lo dico mai. Contento più che altro perché ho detto certe cose. Ho raccontato storie che mi somigliano. I romanzi fantasy fini a loro stessi non mi sono mai piaciuti. Come non mi sono mai piaciute le storie di viaggio che si esaurivano nel viaggio, magari corredate da un elfo, un umano, e un nano… In questo lavoro ho inserito certe cose che prima non sono mai riuscito a dire. Ora sì. Sono contento di questo. Sia chiaro, non nasce tutto dal caso. La bozza del progetto era già stata preparata mesi fa. Idee, personaggi, trama, anche qualche intreccio e colpo di scena. Poi quando scrivi le idee si creano quasi da sole, cambiano, sfumano impercettibilmente, ma fino a pagine 100 – 110 è stato un continuo crearsi di scene e immagini nella mia testa. Una piccola valanga di inchiostro su fogli bianchi.

 

Mi piace, mi ha divertito scriverlo, volevo farlo. L’ho fatto. Non c’è l’editore? Pazienza, forse non è destino. Forse lo sarà presto. Non importa, mi diverto a scrivere, per ora mi diverto ancora. Non mollo.

 

Ci sarà un editore? Non ci sarà mai? È presto per dirlo ma, in caso l’ultima delle ipotesi fosse quella giusta, non potrò fare altro che lasciare tutto ciò che ho scritto  al silenzio. Per ora non vedo, e non voglio vedere, altre vie.

 

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal 2003, quando con Chiara decidemmo di scrivere un libro a quattro mani.

 

Eh, la cosa bella è che quel progetto non s’è mai arenato del tutto, perlomeno non dalla parte di Chiara. La nostra Chya Guidarini ha infatti il suo secondo pargolo (di carta) in fase di editing, Il Canto Proibito (è  emozionante sapere anche questo suo libro pronto per le stampe)!!! Che ci sia speranza anche per le primissime produzioni di Chiara?  Il suo romanzo horror-paranormale L’Amico (a.k.a. Ballata dei Sassi e delle Lacrime, come lo rinominai io), mi chiedo, che fine ha fatto?  Ecco, mi piacerebbe rivederlo, riscritto, a distanza di 5 anni…

 

Chissà, mai dire mai. Per tutti.

 

Cia’,

L.

LucaDuca alle ore 17:34 | | commenti (6) | commenti (6) (popup) |
B O O K S
sabato, 03 novembre 2007

Un’altra recensione su FantasyMagazine. Un buon romanzo, senza dubbio. Diverso dai soliti fantasy in circolazione, non tanto per la trama in sé, ma per i personaggi (e con certe lentezze che dipendono dall’anno di stesura, il 1979, ma che non impediscono una piacevole lettura).

Clicca qui – La Rocca di Tornor, Le Cronache di Tornor, vol. 1

Nuovi acquisti, tanto perché non posso fare a meno di entrare in una libreria senza spendere. Ovvio…

Due volumi. Licia Troisi e Le Due Guerriere

«Dopo essere sfuggita alla Gilda degli Assassini, la giovane guerriera Dubhe deve liberarsi dalla maledizione che le è stata inflitta. L'unico che può salvarla è Sennar, il più potente tra i maghi, compagno e complice di Nihal, ritiratosi nelle Terre Ignote al di là del fiume. Intanto la sanguinaria setta ha trovato il modo per riportare in vita Thenaar, il Dio Nero, dopo lunghissimi anni di attesa. Manca soltanto la vittima sacrificale, il corpo che dovrà accoglierne la reincarnazione, e il prescelto è San, il nipote di Sennar e Nihal. Mentre Ido, lo gnomo, proteggerà San dalla caccia feroce della setta, Dubhe dovrà confrontarsi con il più spaventoso dei nemici: Rekla, la Guardia dei Veleni, colei che l'ha incatenata alla maledizione, ma anche colei che ha dovuto subire lo smacco e la vergogna della sua fuga.»

E una curiosità, che mi stuzzicava. Jay Amory con La Guerra degli Alati: Spia nel mondo di Sotto.

«Az de Gabriel è nato così. Senza ali. In un mondo dove tutti si spostano volando sopra le nuvole sembra destinato a essere un diverso. Finché, proprio per la sua somiglianza ai Terricoli, Az viene scelto per una missione nel mondo di sotto: deve indagare sul perché i rifornimenti periodici che arrivano dal Suolo sono sempre più scarsi. Ma laggiù lo aspetta una realtà che nessuno poteva immaginare: la potente casta dei Diaconi e i rivoluzionari Umanisti stanno innescando una lotta che minaccia perfino il popolo degli Alati. Il sedicenne Az si troverà coinvolto fino al collo nella battaglia, ma non sarà solo: lo affiancheranno nuovi amici e il suo primo, appassionato amore. Non gli rimane che combattere per salvare tutti i mondi sopra e sotto le nuvole.»

Cia’,

 L.

LucaDuca alle ore 10:21 | | commenti (9) | commenti (9) (popup) |