Crepuscolo
lunedì, 31 marzo 2008

Crepuscolo? Sì, forse. Bella vista, eh? Grazie per aver letto e commentato l'estratto qui sotto. Un pezzo complicato. Il secondo brano, più che altro. I sentimenti sono cose delicate, se qualcosa è arrivato mi fa piacere. L'amore poi è una splendida bugia, fra tutte è quella che sembra la più sincera, ed è difficile da fermare nero su bianco senza scadere nell'ovvio o nel già letto. Senza cadere poi nell'errore più banale, il famoso "per sempre", e senza mai pensare che potrebbe finire, presto o tardi. Attimi, emozioni.

Ufs, giornata lunga oggi. Per fortuna che è così solo il lunedì. Sono le ultime lezioni all'università (yesssss), ma pesano come macigni. Sarà che oggi erano sei ore... fra cui Filosofia, brrr... Platone, il Timeo. Aiuto! Vabbè, poteva andare anche peggio.  

Vi lascio al crepuscolo, va'...

Abbracci,

L.

LucaDuca alle ore 20:10 | | commenti | commenti (popup) |
Da sempre, per sempre
domenica, 30 marzo 2008

Un’ora dopo trovai Onne seduto per terra di fronte alla propria tenda. Beveva col suo tipico broncio un boccale di birra, ma quella sera era visibilmente più pensieroso del solito. Quando mi vide, mi fece un sorriso simile a una smorfia. «Bella missione quella in cui ti sei cacciata» biascicò.

«Non biasimarmi, non mi avrebbe mai assecondato se tu non fossi stato d’accordo.»

«Uhm…» sì lamentò.

Mi sedetti accanto a lui e, presogli il boccale delle mani, assaggiai un sorso di birra e glielo restituii. Deglutii piano, senza assaporarla per davvero.

«Comunque ha acconsentito» dissi.

«Già.»

«E mi ha dato il comando della missione» continuai. «Se non avesse visto un barlume di ragione in tutto ciò, non lo avrebbe mai permesso.»

«Vero…»

«Ma che hai?» mi ritrovai a chiedergli all’ennesima risposta inespressiva.

«Tu non hai mai combattuto in una grande battaglia.»

«E con questo?»

«Ti sei presa una bella responsabilità. E un rischio enorme, lo sai?»

«Lo so.»

Onne mi fissò. «E non ti spaventa?» Il fuoco scoppiettò davanti a noi, riempiendo l’aria di scintille. La terra emanava il tepore della giornata appena trascorsa.

Io sospirai, passandomi una mano fra i capelli. «Solo una povera sciocca non sarebbe spaventata», gli dissi in un soffio. «Ti sembro forse una sciocca?»

«Be’…»

«Eh?»

Corrugai le sopracciglia per un istante, e poi sorrisi, afferrando lo scherzo. Ma capivo che nonostante tutto Onne soffriva per quella mia decisione.

«Non temere» gli dissi.

«Non posso farne a meno.»

«Ti fidi di me?»

«Mi fido di te.»

Gli passai un braccio attorno alla vita. «Allora non temere, Onne.»

Lui mi appoggiò le labbra sul capo, baciandolo a lungo, respirando il profumo della mia pelle quasi non volesse scordarlo. Echi di risate ci raggiungevano nell’aria immobile. Il campo era immerso in una bolla ovattata, fuori dal tempo. Avrei potuto scordare ogni cosa.

E lo feci.

Non ebbi altro da fare che tendere la mano perché Onne mi sfiorasse il palmo con la punta delle dita. Sentivo di essere nata per quella notte, per quel luogo. Io appartenevo a lui, lui a me. Mi appoggiai al suo braccio ed entrammo nella tenda, immersa nella penombra.

Ci inginocchiammo insieme, i nostri corpi che si toccavano. Le sue mani mi carezzavano le spalle, chinandosi in cerca della mia bocca. Se ho capito qualcosa dell’amore e del sentimento, vi posso assicurare che quell’istante andò al di là della passione e divenne mistero.

Le nostre labbra si sfiorarono quasi per caso, come se si fossero aspettate per millenni. E quando sentii la punta della sua lingua cercare la mia, lo baciai con l’ardore delle troppe giornate passate in attesa di quel momento.

In quell’istante sarei stata felice di svanire dalla faccia della terra, ma solo se fossi stata assieme a lui. Non mi importava più di nulla. Solo di noi due.

Onne mi slacciò l’abito che avevo indosso. La luce rossastra dei fuochi da campo giocava con la tenda, creando ombre e disegni privi di logica.

Giocava sul suo ventre e sulle sue gambe, mentre la parte superiore del corpo era immersa nell’ombra. Mi posò le mani sulle spalle, e io le guidai verso i miei seni che si alzavano e abbassavano rapidi, al ritmo del respiro.

Mi baciò la gola, la piccola cavità dietro l’orecchio, la punta del mento.

Poi col suo peso mi costrinse a sdraiarmi. Lo sentii premere contro il mio corpo, sfiorarmi le gambe, avvicinarsi al pube. Non entrò in me, non subito. Si mosse lentamente, poi sempre più in fretta, in una disperata e lunga agonia che mi fece gemere di piacere. Infine, si spinse dentro di me. Gridai, una volta sola, inarcando la schiena.

In quell’istante il dolore fu dissolto dal piacere e, no, non trovo più parole per descrivere ciò che provai. Le parole perdono di significato.

Rimane solo l’emozione.

 

«Mi ami?»

«Da sempre, per sempre» gli risposi senza esitare, senza imbarazzo. Era vero. Era stato vero fin dal primo istante. Il campo taceva, quasi ci ascoltasse. I fuochi erano spenti. Potevo sentire la notte calare tutto intorno a noi, il gemito del vento, il respiro del deserto.

«Davvero?» mi domandò lui. Anche al buio lo percepivo sorridere. «Da sempre» sussurrò divertito, «per sempre…» Poi lo sentii agitarsi sulle stuoie. Ancora una volta i suoi occhi neri come ebano furono su di me.

«Vuoi sposarmi?»

«Cosa?»

«Mi vuoi sposare?» tornò a chiedere.

«Ma…» Per un istante non seppi cosa dire. «Adesso siamo qui, e…»

«Lo so. Ma si vive di attimi… e di tentazioni.»

«Mi stai tentando?»

Onne mi accarezzò il viso, ridendo. Poi tornò a farsi serio. «Ti amo. Sempre di più. Ogni giorno un poco di più» mormorò. «Non voglio perderti.»

Un’ombra mi attraversò il cuore. Annuii, ma non riuscii a dirgli nulla.

«Non voglio perderti, non voglio» ripeté.

«Non accadrà» mi costrinsi a dire.

«Giuramelo.»

Gli sfiorai il viso.

«Da sempre, per sempre» sussurrai, e quelle parole assunsero un nuovo significato.

Ci baciamo come fosse stata la prima volta, e allora anche le ombre dovettero arrendersi davanti a ciò che provavamo l’una per l’altro.

Si vive di attimi e di emozioni, questo credo. Da sempre, per sempre…

LucaDuca alle ore 22:02 | | commenti (7) | commenti (7) (popup) |

…diverrò una balena. Ah, no, pace. Non corro questo rischio, non ancora. Nel corso dello scorso anno ho perso una decina di chili, dove siano finiti non lo so. Dunque: se trovate una decina di chili sconsolati per strada, potrebbero essere i miei. Non lasciateli incustoditi, grazie.

 

Mangiato fin quasi allo “sbocco”… tigelle e gnocco fritto, aiuto!

 

 

 

Una tavolata di 23 persone… ok, no, chiamarci persone è poco – divoratori del borneo, famelici della papua nuova guinea, ghiottoni della foresta amazzonica – insomma: i tizi del locale non ci tenevano il giro.

 

Ma alla fine hanno vinto loro, con buona pace dei nostri stomaci al limite della sopportazione umana. A tavola alle 22.15. Quando ce ne siamo andati, sotto lo sguardo sconvolto dei pochi rimasti, erano le 0.30.

 

O così teoricamente, ricordo poco di quei momenti. Lo spostamento dal locale al pub è confuso: c’è chi giura di aver visto un UFO (  ) trasportarmi da una parte all’altra, distorcendo spazio e tempo (o forse, più semplicemente, era il cambio dell’ora…).

 

Anche del pub ho pochi ricordi sconnessi. Ah, delle 23 persone ne conoscevo, ehm… conto complesso, un attimo… ehm… ah, già! 1 sola. Non è andata poi così male. Mi sono ammantato di un ombroso “sense of fantasy” e ho spiazzato tutti, come solo io so fare, ovviamente (mi mancava solo la spada di Aragorn). E sono certo che alle 3.00 c’era ancora gente che si chiedeva: ma questo da dove salta fuori?

 

Molto probabile… visto che la stessa domanda frullava anche nella mia testolina. Tutto sommato, però, è passata bene. O così credo.

 

Perché credo? Perché questa mattina, cercando il mio nome su Google immagini, come prime immagini indicizzate mi dà, nell’ordine:

 

Una lapide e una sedia elettrica.

 

Uhm…

 

Aiuto!

L.

LucaDuca alle ore 09:34 | | commenti (10) | commenti (10) (popup) |
Zac, zac, zac…
venerdì, 28 marzo 2008

Eccomi che riemergo ancora una volta.

Dov’ero? Ma qui…

I carnefici attendevano con le braccia conserte sul petto massiccio. In ogni esercito vi erano uomini addetti soltanto a quel compito, evitati come la peste dai soldati loro compagni. Il perché mi era sempre sfuggito.

Lo avrei capito di lì a poco.

Erano in due, e sembravano fratelli: stessa grande massa di muscoli, stessi occhi infossati e stesso sorriso idiota.

Uno di essi afferrò la catena che legava Raziell, costringendola a inginocchiarsi, mentre l’altro piantava a colpi di martello paletti di ferro nel terreno, ai quattro angoli di un quadrato di terra battuta.

Quando ebbe finito, Raziell fu trascinata al centro e incatenata per le braccia e le gambe ai paletti, così da renderle impossibile ogni movimento. Non attesero altro. Non ci chiesero nulla. Cominciarono dalla mano sinistra.

Il carnefice sfilò dalla cintura un coltello di rame dalla lama intaccata in alcuni punti, ma tutto sommato affilata.

Iniziò a tagliare dalla punta del dito medio, scendendo lungo il palmo, mentre il secondo carnefice versava un rivolo d’acqua sulla ferita che lentamente andava allungandosi. Lavava via il sangue, ma allo stesso tempo accresceva le sofferenze di Raziell in modo indicibile.

In seguito fu fatta una seconda accurata incisione che correva dalla punta del pollice al polso, dopodiché il boia cominciò a staccare la pelle rovesciandola, finché non l’ebbe sfilata quasi del tutto, in un pezzo solo, unghie comprese.

Non ho mai sentito nessuno urlare come fece Raziell. E distolsi lo sguardo quando si avvicinarono al suo bellissimo viso. […]

 

Ecco dov’ero. 

Sempre in posti piacevoli, eh?

La cosa bella del provare a scrivere “per passione”, bene o male, anche se non si arriva alla tanto agognata pubblicazione finale, è che qualcosa te lo insegna sempre. Ok, non fraintendetemi. Non mi riferisco all’estratto qui sopra: “come spellare vivo chicchessia” (anche se so che chi passa per il mio blog è strano forte, questo sarebbe un po’ troppo!) No, mi riferisco al periodo storico in cui ho ambientato questo piccolo stralcio. Bello, bello, bello… sapevo essere un periodo ricco, non fino a certi livelli. La storia in genere mi piace, non posso farci nulla, è stato così da sempre e ne porto i segni. Vedremo bene dove mi porterà tutto questo.

Libri? Sì, libri. Ho finto La Casa del Demone. Libro che non ho afferrato moltissimo, e sì che mi sono impegnato. Ha dei pregi ma anche diversi difetti, sempre da un mio personalissimo punto di vista che, ovvio, è soltanto mio. Ora sto leggendo un saggio, Il manuale del Romanziere, che, sebbene dal titolo possa sembrare un volume di scrittura creativa, è un bel saggio sull’evoluzione del romanzo. E su cosa voglia dire scrivere un romanzo. Non credevo, anche qui, ma ogni tanto arrivano piccole perle e si lascia leggere molto piacevolmente.

E Ancora… con STRAORDINARIO RITARDO, ta ta taaaaaaaannnnnn

 Premio D eci e lode

"Premio D eci e lode"

Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna? Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione (è o non è abbastanza elastico e libero?!) sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico copia e incolla);

2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;

3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico copia e incolla);

4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico copia e incolla);

5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo.

Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati. Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

Bene, ora credo sia  tempo che ne assegni un paio anch’io, con motivazione.

Ho ricevuto il premio, tempo fa, da questo egregio signore qua, il noto 22enne da dieci anni: Francesco Falconi Senza ombra di dubbio, senza che nessuno possa dubitarlo nemmeno per un istante, e visto che il regolamento me lo permette: lo riassegno per primo a lui, che me l’ha gentilmente rifilat… ehm, assegnato.  Onestamente parlando, se lo merita tutto. Questo e ben altri riconoscimenti. Ma piccoli passi, arriverà tutto. Inizio con questo, e con un sincero grazie.

Antonia Romagnoli Un’altra scrittrice. Un altro raro gioiello di persona. Parlare di Antonia non è possibile: sarebbe come voler travasare l’oceano usando un cucchiaino…

Chiara Guidarini Terza “maga della parola”. Una persona dolcissima e di gran cuore, con un sacco di mondi fantastici da esplorare. E ancora una volta, le parole non bastano.

Ci sarebbero altre persone meritevoli di questo premio, non me ne voglia nessuno, vi premerei tutti: ma un premio, almeno per me, ha valore quando lo ricevono in pochi e per meriti che, forse, nemmeno gli interessati stessi possono comprendere appieno.

Saluti,

L.

LucaDuca alle ore 19:28 | | commenti (6) | commenti (6) (popup) |
Buona Pasqua!
sabato, 22 marzo 2008

Auguri di una Felice Pasqua a tutti! 

 

 

 

 

Abbracci,

L.

LucaDuca alle ore 08:58 | | commenti (1) | commenti (1) (popup) |
Adesso
martedì, 11 marzo 2008

Ci sono ancora. E sono ancora vivo, qui, adesso. Ok, non farà piacere a tutti, ma questa piccola minoranza suki pure. A me sta bene! No problema.

 

Donc, una sana febbre, aaah!, e un po’ di delirio, no… quello no, forse, ma un bel  po’ di letture. Un bel po' davvero. Ho quasi finito (bis) Estasia – Il Sigillo del Triadema, di Francesco Falconi. Appena sarà possibile ne darò una più puntale e dettagliata analisi, promesso.

 

 

 

Prosegue la lettura anche di La Casa del Demone, di Mauro Saracino. Ancora non mi esprimo. Sono a 1/3 del libro, e voglio prima capire dove l’autore andrà a parare. Per ora ci sono pro e contro in questo libro. Bene, sta bene questo. Vedrò solo alla fine che impressione ne avrò ricevuto. All’ultima parola, prima di "fine".

 

 

 

E poi?

 

Ok, sto leggendo (ancora) l’Assiro. Certo, è un romanzo mastodontico 646 pagine scritte da formiche orbe , credo che non esista un carattere più piccolo… ah, sì! Esiste, Le Nebbie di Avalon in edizione Tea. Ci persi su un paio di diottrie…  

 

Dicevo, e poi?

 

Che leggo? Ho fatto incetta di libri (altri 4 in arrivo,e forse anche un 5°), nessuno se la sente di consigliarmi un titolo? Uno fra questi che ho già qui?

 

 La storia Infinita

 

 

Il Dominio della Regina

 

 

Memorie di una Geisha

 

 La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo

 Frankenstein

Uhmbo'!!!

Ciau,

L.

LucaDuca alle ore 18:59 | | commenti (22) | commenti (22) (popup) |
Mantova Comics & Games 2008
domenica, 02 marzo 2008

Emergo da questa bella manifestazione, la Mantova Comics & Games 2008. Interessante, quest’anno m’ha colpito piacevolmente (più dello scorso anno, sono sincero). Forse perché mi sono divertito ad ascoltare ciò che mi piace per davvero: autori capaci e che col pubblico ci sanno fare. Scrittori che parlano di ciò che conoscono meglio, il mondo della scrittura in ogni sua sfaccettatura. Sì, intrigante davvero.

 

Piacevolissime sorprese, per me che non li conoscevo, sono stati Licia Troisi e Alan “Sergio” Altieri, persone alla mano e davvero simpaticissime. Davvero non conoscevo nessuno dei due di persona, solo qualche intervista qua e là, e ovviamente i loro romanzi. Non ho mai nascosto la mia passione per la scrittura di Altieri, originale e vivace, come non ho mai nascosto l’interesse per la produzione di Licia Troisi, che divoro sistematicamente. Mi ha fatto davvero piacere conoscerli entrambi, e tutti e due mi hanno fatto una bellissima impressione.

 

Ho qui qualche foto, e domani uscirà per FantasyMagazine l’articolo in cui racconto l’avventura di questa kermesse che è il Mantova Comics & Games, nella speranza questa manifestazione possa negli anni crescere e richiamare altri autori di questo calibro.

 

Licia Troisi e Paolo Barbieri

         

 

Alan D. Altieri

Abbracci,

Luca

LucaDuca alle ore 18:59 | | commenti (12) | commenti (12) (popup) |