Emergo. Avrei mille cose da fare, da preparare, correggere, scrivere, aggiustare, ma non ho voglia di farne nessuna, malefico fancazzismo! Sarà che agosto ha un effetto soporifero su di me, mah, vedremo bene.
Aggiornamenti tecnici, per chi fosse interessato, l’antologia Sanctuary procede spedita verso la meta: febbraio 2009. Ci sarebbe anche un’altra piccola news al riguardo, ma la darò in sede più appropriata, e a settembre: per ora, zitti e mosca.
La trappola, come dice questo post… è FaceBook!!! Ho avuto la bella idea (Grande Lu’, e vai! Continua così!) di mettere fra gli amici un sacco di autori americani che apprezzo molto, da Raymond Feist, a Jacqueline Carey, a Catherine Asaro, a Patrick Rothfuss, a Vera Nazarian, a Jim C. Hines… nella segreta speranza che nessuno di loro mi chiamasse mai. Il mio stentato inglese mi permette di capire senza troppi problemi cosa leggo, ma di balbettare poche e stentate risposte in un improbabile botta e risposta.
Malefica la chat e chi l’ha inventata.
Sono due giorni che alcuni degli autori sopracitati non hanno di meglio da fare che scrivermi. La prima è stata Catherine Asaro, ieri. Che, vabbé, non credo abbia bisogno di presentazioni, ma se servissero: Catherine Asaro
Panico puro nell’istante in cui la subdola casellina della chat s’è aperta con un agghiacciante: Hi! Mia profondissima (abissale direi) risposta: Hi, Catherine! Non so dire come la conversazione sia proseguita, e cosa le ho detto. Ok, se domani me la ritrovo sottocasa vuol dire che qualcosa non è andato come previsto.
No, vabbé, a parte tutto è stata molto carina e molto gentile. Ho cercato di essere il più chiaro possibile con risposte corrette quanto stringate, alle sue chilometriche. Davvero molto simpatica e alla mano, non credevo.
Oggi però l’orrore s’è ripetuto, altro autore, altra conversazione ai limiti del “ma cosa diavolo gli sto dicendo?” 
Finirà mai? Eh? EH???
Ciap.
L.



















