Memory
venerdì, 26 giugno 2009

Ovviamente ci sono, e leggo. Leggo un po’ di tutto e mi soffermo volentieri sulle discussioni, a volte anche accese, su questo o quel libro (da quelli che scrivo e curo io, a quelli degli autori che amo). E soprattutto mi soffermo a cercare di capire coloro che pretendono, in modo matematico-razionale (deliri di onnipotenza compresi…), di aver ragione su di un qualcosa che, in definitiva, è soggetto alla più basilare delle leggi artistiche: non esiste bello o non bello, giusto o sbagliato, ma piace e non piace. E tutto questo è soggettivo per ognuno di noi. C

ome in arte, anche in letteratura a mio avviso. Sì, piace o non piace. Tralasciando il discorso stilistico, il discorso che faccio io nasce da una base ben solida: e cioè che i libri di cui si parla siano tutti grammaticalmente e sintatticamente corretti. Quindi: d eufoniche, sintassi, inversione aggettivo nome, ecc. si presuppone non esistano in un libro edito… questo discorso parte dunque da due libri in partenza perfettamente alla pari.

Anzi, di più: da uno stesso libro nelle mani di due lettori diversi. Lo stesso volume.

Non torno sui miei gusti, che bene o male si conoscono, Marion Zimmer Bradley, George R. R. Martin, Neil Gaiman, ecc. Quello che mi fa senso è leggere (fino a un certo punto, eh, poi crollo…) lunghissime, noiosissime, e pesantissime discussioni che riguardano detrattori di un libro che si impuntano contro estimatori dello stesso: ovviamente senza che alla fine nessuno abbia cambiato la sua opinione di partenza, e come potrebbe? Ognuno parte da presupposti soggettivi che spesso e volentieri si pretende di camuffare come oggettivi, fissati nella roccia, scalfiti nel diamante. Ecco: non c’è nulla di peggio per uccidere un libro (o per renderlo uno sterile deserto di parole…). Un libro, lo stesso libro, è come uno spartito musicale: ogni lettore lo interpreta a suo modo.

Una prova? Ecco qui due interpretazioni di Memory (canzone famosissima). Le cantanti (metafora: i lettori) avevano lo stesso spartito (metafora: il libro), ma sono arrivate a due conclusioni COMPLETAMENTE diverse. Nella lettura è lo stesso, e tutto questo si rispecchia in recensioni, commenti, analisi letterarie, ecc. Eppure....

Ecco, io la vedo così: lo stesso libro racconta una storia diversa a chi la legge. Più si è aperti a un libro, e meno si è chiusi da preconcetti di sorta, più questo arriverà a chi lo legge in modo sempre unico e soggettivo…

Cosa resta da fare?

Be', leggete e fatevi una vostra opinione su tutto.

L.

LucaDuca alle ore 13:53 | | commenti (2) | commenti (2) (popup) |
Frozen World
domenica, 21 giugno 2009

Mentre il mondo continua a ruotare su se stesso, e passano i giorni e le stagioni (a proposito: buona estate!), mentre i progetti aspettano il disgelo così che qualcosa possa finalmente fiorire, qui si pensa, progetta e si legge.

Ho finito ieri Banana Yoshimoto, con Kitchen. Una piacevole sopresa. Nulla di catartico o sconvolgente: ma puro sentimento, goccia dopo goccia d'inchiostro. Anche qui, il tema potrebbe essere il disgelo. Interessante; una letteratura presa di peso dalla tradizione del shojo manga e adattata alla tradizione letteraria Giapponese. Un espereimento curioso, affascinante, ma secondo me non per tutti (eppure il suo successo dovrebbe suggerire ben altro!).

Ora sono immerso in Dune, di Frank Herbert: complesso, profondo, ricco quanto potrebbe esserlo un saggo antopologico dedicato a un altro mondo. In più, la storia è molto bella emi ricorda Darkover. Fascinoso.

Finito Dune, invece, credo proprio mi lascerò rapire da Uomini che odiano le Donne. Ne sento parlare troppo bene, voglio leggerlo.

Alla prossima!

L.

LucaDuca alle ore 19:01 | | commenti | commenti (popup) |
Il ritorno della Fenice?
mercoledì, 17 giugno 2009

Non lo so, ci sto pensando. Ad aprile di quest’anno, lo devo ammettere, Twil è tornata fra i miei pensieri. Ho scritto un prologo, breve, brevissimo come può esserlo una lettera. In effetti questo prologo è una lettera. Da allora sta lì. Ogni tanto la rileggo.

FuocoFenice1

Non so se mettermi davvero a scrivere questa storia, l’editore non credo farebbe problemi, anzi! Sento solo che è “più” dell’altra volta, perché butta all’aria tutto quello che di buono i personaggi avevano trovato alla fine del Fuoco della Fenice. Posso fargli questo?

Non lo so. Twil è tornata, ed è cambiata. Molto. Le linee narrative sarebbero 4. Tre sono chiare nelle mie intenzioni, la 4° ancora indefinita. Non lo so, vediamo che succede. Per ispirare una delle linee narrative (quella di Alcor, tanto per spoilerare) oggi ho riascoltato questa canzone. E, eh sì, c’è tutto Alcor.

L.

LucaDuca alle ore 17:04 | | commenti (4) | commenti (4) (popup) |